REGIME FORFETTARIO

Il regime forfettario è un’agevolazione fiscale introdotta per semplificare la tassazione delle piccole imprese e dei professionisti autonomi. È una forma di “flat tax” per le partite IVA che offre vantaggi fiscali e contributivi, sostituendo l’IRPEF e l’IRAP per alcune attività. La normativa, iniziata con la Legge n. 190/2014 e successivamente modificata, richiede il rispetto di requisiti specifici per accedere e rimanere nel regime. Si tratta di una semplificazione significativa nel panorama fiscale, mirata a ridurre gli oneri burocratici e favorire la crescita delle piccole attività imprenditoriali e professionali.

Con l’introduzione del regime delle partite IVA minori, molti regimi fiscali agevolati precedenti sono stati aboliti, come il regime delle nuove iniziative produttive, il regime dei minimi per imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità, e il regime contabile agevolato per gli “ex minimi”. Attualmente, il regime forfettario è l’unico regime fiscale agevolato disponibile per le partite IVA che avviano una nuova attività o per i professionisti e imprenditori individuali che rispettano i requisiti richiesti. Questo nuovo regime può essere adottato da tutti i contribuenti che operano in regime di impresa o di arti e professioni, ma è necessario rispettare una serie di requisiti verificati in base all’anno di imposta precedente all’applicazione di questo nuovo regime fiscale.

Il regime forfettario per le nuove partite IVA nel 2024 offre diversi vantaggi e semplificazioni fiscali, rendendo più agevole la gestione delle tasse per chi avvia una nuova attività. Le principali caratteristiche e vantaggi del regime possono essere riassunti come segue:

  • Regime di cassa per la determinazione del reddito

Il reddito d’impresa o di lavoro autonomo viene calcolato esclusivamente in base ai ricavi o compensi effettivamente ricevuti nel periodo di imposta. Questo criterio, detto “di cassa”, permette di calcolare il reddito imponibile applicando un coefficiente di redditività che considera le spese forfettarie. Per i primi cinque anni, è prevista un’imposta sostitutiva agevolata del 5%, che successivamente passa al 15%. Le imposte vengono pagate con la dichiarazione dei redditi.

  • Costi dell’attività determinati con metodo a forfait

Le spese sostenute nell’esercizio dell’attività non possono essere dedotte analiticamente dal reddito, ad eccezione dei contributi previdenziali versati nel periodo di imposta. Al posto della deduzione analitica, è prevista una deducibilità forfettaria, con un’aliquota in percentuale sul reddito che varia in base al tipo di attività svolta.

  • Esclusione da determinati adempimenti fiscali

Il regime forfettario esclude l’applicazione dell’IVA, degli Indici Sintetici di Affidabilità Fiscale (ISA) e delle ritenute di acconto, semplificando gli adempimenti fiscali per chi aderisce a questo regime.

  • Fatturazione elettronica obbligatoria dal 1° gennaio 2024

A partire dal 2024, è obbligatoria la fatturazione elettronica per i contribuenti forfettari al fine di ridurre i tempi di accertamento della dichiarazione dei redditi di un’annualità.

Quali sono i requisiti di accesso al regime forfettario 2024?

I requisiti che la Legge chiede di rispettare per l’accesso a questo regime devono essere verificati da ciascun soggetto. La verifica deve essere effettuata con riferimento all’anno di imposta precedente rispetto a quello per il quale si chiede l’accesso al regime. Il regime forfettario è fruibile dalle persone fisiche esercenti un’attività d’impresa, di arte o professione. Possono applicare questo regime anche le imprese familiari, purché in possesso dei relativi requisiti.

I requisiti oggettivi di accesso al regime

L’accesso al regime nonché il mantenimento dello stesso negli anni successivi, è possibile per i soggetti che possiedono determinati requisiti. Requisiti che possono essere così schematizzati.

Limite di ricavi o compensi:

  • non superiore a 85.000 euro (ragguagliati ad anno), in caso di superamento esclusione dall’anno successivo
  • Non superiore a 100.000 euro (senza ragguaglio ad anno), in caso di superamento esclusione dall’anno in corso

Possono accedere al regime i contribuenti che hanno percepito ricavi o compensi non superiori a 85.000 euro. Questo indipendentemente dal Codice Ateco applicato. Per accedere al regime agevolato i ricavi o compensi percepiti (eventualmente ragguagliati ad anno) non devono essere superiori a 85.000 euro. Il limite è unico e riguarda tutti i codici ATECO 2007 che contraddistingue l’attività esercitata.

Spese per lavoro accessorio, dipendente o collaboratori:

  • Ammontare complessivamente non superiore a 20.000 euro lordi

Per poter operare con questo regime è necessario che siano sostenute spese per un ammontare complessivamente non superiore a 20.000 euro lordi per:

  • Lavoro accessorio;
  • Lavoratori dipendenti e collaboratori di cui all’art. 50 comma 1 lett. c) e c-bis) del TUIR;
  • Gli utili erogati agli associati in partecipazione con apporto costituito da solo lavoro;
  • Le somme corrisposte per le prestazioni di lavoro effettuate dall’imprenditore o dai suoi familiari.

 

Beni strumentali:

  • Nessuna condizione richiesta

La disciplina del regime in vigore nel 2018 prevedeva che per poter accedere al regime non si dovevano avere beni strumentali per un valore superiore ai 20.000 euro. Per il regime attualmente in vigore questo limite è stato eliminato, non si deve più rispettare alcun vincolo per il valore dei beni strumentali.

Questi requisiti devono essere verificati, per coloro che sono già in attività sui dati dell’anno precedente, mentre per chi intende iniziare una nuova attività, su dati presunti dell’anno in corso.

L’adesione al regime

L’applicazione del regime deriva dalla presentazione della dichiarazione di inizio attività (mod. AA9/12), oppure nell’ultima dichiarazione Iva precedente l’applicazione del regime (rigo VA14). Inoltre, l’applicazione del regime è ritenuta valida anche attraverso il comportamento concludente effettivamente tenuto dal contribuente sin dall’inizio dell’anno.

Sul punto è necessario chiarire che l’erroneo addebito dell’Iva in fattura durante il regime forfettario non determina comportamento concludente legato all’applicazione del regime di contabilità semplificata. Tuttavia, in questo caso si rende necessario andare a correggere l’errore attraverso l’emissione di una nota di variazione Iva (nota di credito). In questo caso è opportuno procedere tempestivamente alla correzione, prima che il committente del documento eserciti il diritto alla detrazione dell’Iva erroneamente indicata in fattura. Il venir meno del regime forfettario è legato, invece, all’effettivo esercizio della detrazione Iva, con liquidazione periodica dell’imposta da parte del lavoratore autonomo (risposta a interpello n. 378/E/2021).

È opportuno precisare che ne primo anno di attività i compensi vanno ragguagliati ad anno. Se si effettuano più attività si deve fare attenzione a non superare il limite massimo di 85.000 euro considerata la somma del fatturato dei singoli codici Ateco.

Quali sono le cause di esclusione dal regime forfettario per le partite Iva?

Per verificare la possibilità di accedere al regime nel 2024, è necessario fare attenzione a non rientrare in nessuna causa di esclusione. Infatti, anche nel caso in cui si rispetti il requisito dei 85.000 euro di reddito, esistono alcuni casi in cui non si può comunque applicare il regime forfetario. Si tratta delle seguenti fattispecie:

  • Utilizzo di regimi speciali IVA e di determinazione forfetaria del reddito
  • Residenza fiscale all’estero (fatta eccezione per i residenti in Stati Ue/See che producono in Italia almeno il 75% del reddito complessivo)
  • Compimento, in via esclusiva o prevalente, di cessioni di fabbricati o loro porzioni, di terreni edificabili o di mezzi di trasporto nuovi
  • Esercizio di attività d’impresa, arti o professioni e, contemporaneamente all’esercizio dell’attività, partecipazione in società di persone, associazioni o imprese familiari (art. 5 del TUIR) e controllo, diretto o indiretto, di SRL o associazioni in partecipazione, che esercitano attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte dagli esercenti attività d’impresa, arti o professioni
  • Possesso, nell’anno precedente, di redditi di lavoro dipendente o a questi assimilati, eccedenti l’importo di 30.000 euro; la soglia non deve essere verificata se il rapporto di lavoro è cessato.
  • Esercizio dell’attività prevalentemente nei confronti di datori di lavoro con i quali sono in essere o erano intercorsi rapporti di lavoro nei due precedenti periodi d’imposta o nei confronti di soggetti agli stessi direttamente o indirettamente riconducibili, ad esclusione dei soggetti che iniziano una nuova attività dopo aver svolto il periodo di pratica obbligatoria ai fini dell’esercizio di arti o professioni;

 

Esclusione per superamento del limite di fatturato

La normativa prevede la cessazione del regime dall’anno stesso in cui i ricavi o i compensi percepiti superano 100.000 euro. Pertanto, è possibile schematizzare quanto segue:

Se sono percepiti ricavi e compensi tra 85.000,01 e 100.000 euro, la fuoriuscita si verifica dall’anno successivo;

Se sono percepiti ricavi e compensi da 100.000,01 euro in su, la fuoriuscita è immediata nell’anno in corso.

In quest’ultimo caso, ai fini delle imposte dirette, il reddito dell’intero anno è determinato con le modalità ordinarie con applicazione di IRPEF e relative addizionali e, ai fini Iva, è dovuta l’imposta a partire dalle operazioni effettuate che comportano il superamento del predetto limite.

Da quando trova l’applicazione della ritenuta alla fonte?

L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che in caso di superamento in corso d’anno della soglia di 100.000 euro di ricavi o compensi la ritenuta di acconto trova applicazione solo a partire dal superamento della soglia (e non anche retroattivamente). Di fatto, l’art. 25, co. 1, del DPR n. 600/73 prevede che i sostituti di imposta che corrispondono a soggetti residenti nel territorio dello Stato compensi, anche sotto forma di partecipazione agli utili, per prestazioni di lavoro autonomo, ancorché non esercitate abitualmente ovvero siano rese a terzi o nell’interesse di terzi o per l’assunzione di obblighi di fare, non fare o permettere devono operare all’atto del pagamento una ritenuta del 20% a titolo di acconto dell’IRPEF dovuta dai percipienti, con l’obbligo di rivalsa.

Le ritenute, di conseguenza, si rendono applicabili al momento della “corresponsione” dei compensi. Pertanto, le stesse non possano essere applicate retroattivamente. Analogamente, per le operazioni passive, il professionista non assumerà retroattivamente il ruolo di sostituto d’imposta, anche in relazione a ritenute diverse da quelle di cui agli articoli 23 e 24, DPR n. 600/73. A chiarire questi aspetti l’Agenzia delle Entrate in incontro con la stampa specializzata del 23 gennaio 2023.

La fattura in regime forfettario

Il principale vantaggio dei contribuenti che applicano il regime è che si trovano in ambito di franchigia Iva. Per questo motivo c’è l’esonero da buona parte degli adempimenti previsti in materia di Iva. La disciplina del regime forfetario ai fini Iva prevede l’espletamento di alcuni adempimenti a seconda del tipo di operazione posta in essere.

Territorialità Iva

Vediamo di seguito, schematicamente, la territorialità Iva per le operazioni nazionali, comunitarie ed estere nel regime forfettario:

  • Operazioni Nazionali – Il contribuente che si avvale del regime non può esercitare la rivalsa IVA. Articolo 18 del DPR n. 633/72. Sulle fatture emesse, scontrini o ricevute fiscali emessi durante l’applicazione del regime non deve essere addebitata l’IVA a titolo di rivalsa;
  • Cessione di beni – La disciplina ricalca quella ordinaria. Trova applicazione l’articolo 41 comma 2-bis del D.L. n. 331/93 per operazioni UE. Trova applicazione l’articolo 8 del DPR n. 633/72 per operazioni Extra-UE;
  • Acquisto di beni Extra-UE – Entro la soglia di € 10.000 annui sono considerati non soggetti ad IVA nel Paese di destinazione. Gli acquisti sono assoggettati a tassazione nel Paese di provenienza. Articolo 38 comma 5, lettera c), del D.L. n. 331/93;
  • Prestazioni di servizi – Prestazioni di servizi ricevuti da non residenti o rese ai medesimi, rimangono soggette alle ordinarie regole. Articoli 7-ter e seguenti del DPR n. 633/72.

 

Riaddebito imposta di bollo in fattura come reddito assimilato

Fermo restando che l’obbligo di corrispondere l’imposta di bollo è in via principale a carico del prestatore d’opera, quest’ultimo potrebbe chiedere al cliente il rimborso dell’imposta. In tale ipotesi, il riaddebito al cliente dell’imposta di bollo, essendo il professionista il soggetto passivo, fa parte integrante del suo compenso, con la conseguenza che risulta assimilato ai ricavi di cui al comma 64 della Legge n. 190/14 e concorre al calcolo volto alla determinazione forfetaria del reddito. In linea con la predetta assimilazione, si osserva che la risposta fornita al quesito formulato nel paragrafo 3.3 della Circolare n. 5/E del 14 maggio 2021, ha esteso ai soggetti che fruiscono del regime forfetario alcune considerazioni valide per i soggetti titolari di contributi a fondo perduto, nell’ambito dell’emergenza sanitaria.

In particolare, l’Amministrazione ha chiarito che assumono rilevanza, ai fini del calcolo dell’ammontare dei ricavi, anche le spese addebitate al cliente da parte dei professionisti per l’imposta di bollo. In conclusione, alla luce delle suesposte argomentazioni, si ritiene che l’importo del bollo addebitato in fattura al cliente assuma la natura di ricavo o compenso e concorra alla determinazione forfettaria del reddito soggetto ad imposta sostitutiva, secondo quanto disposto dall’art. 4 della Legge n. 190/14 (questo è quanto indicato dall’Agenzia delle Entrate con la Risposta a interpello n. 428/2022).

Adempimenti contabili

I contribuenti che applicano il regime sono esonerati dagli obblighi di registrazione e tenuta delle scritture contabili. Tuttavia, i contribuenti che operano nel regime sono tenuti a:

  • Numerare e conservare le fatture d’acquisto e le bollette doganali;
  • Certificare i corrispettivi.
  • Devono, anche presentare la dichiarazione dei redditi nei termini e con le scadenze previste dal DPR n. 322/98. I ricavi conseguiti e i compensi percepiti non sono assoggettati a ritenuta d’acconto. A tal fine è necessario che il contribuente rilasci un’apposita dichiarazione al sostituto dalla quale risulti che le somme percepite afferiscono è soggetto all’imposta sostitutiva.

 

Indicazioni da riportare in fattura

Il soggetto che adotta tale regime è tenuto a riportare in fattura la seguente dicitura. Questo al fine di informare il cliente che si avvale di questo particolare regime fiscale che non prevede l’applicazione dell’Iva in fattura:

“Operazione effettuata ai sensi dell’art. 1, commi da 54 a 89, della Legge n. 190/2014, e articolo 1, commi da 111 a 113, della Legge n. 208/2015, e s.m. – Regime forfettario“.

Determinazione del reddito da assoggettare a imposta sostitutiva

Il regime prescinde dalla determinazione del reddito in forma analitica. Il reddito imponibile è determinato applicando ai ricavi e compensi percepiti il coefficiente di redditività previsto in funzione del codice ATECO. Codice che contraddistingue l’attività svolta. Sul reddito così determinato, al netto dei contributi previdenziali versati, deve essere applicata un’imposta sostitutiva pari al 15%. Riassumendo, è possibile riepilogare che:

Ai fini della determinazione del reddito imponibile non assumono alcuna rilevanza le spese sostenute nel periodo, siano esse inerenti o meno all’attività svolta dal contribuente. Le uniche spese che possono essere portate in deduzione sono i contributi previdenziali versati in ottemperanza a disposizioni di legge;

Il computo dei ricavi avviene secondo il principio di cassa: assumono rilevanza i ricavi o compensi effettivamente incassati nel corso del periodo d’imposta;

L’imposta del 15% è sostitutiva dell’imposta sui redditi (IRPEF), delle addizionali regionali e comunali e dell’imposta regionale sulle attività produttive (IRAP).

Impresa familiare

In caso di applicazione del regime per imprese familiari l’imposta sostitutiva è dovuta dal titolare dell’impresa. Essa è calcolata sul reddito dell’impresa stessa prima dell’imputazione della quota ai familiari. I contributi previdenziali sono deducibili, compresi quelli corrisposti per conto dei collaboratori dell’impresa familiare fiscalmente a carico. Ovvero, se non fiscalmente a carico, qualora il titolare non abbia esercitato il diritto di rivalsa sui collaboratori stessi.

Quali le agevolazioni per il regime start up?

L’aliquota dell’imposta sostitutiva dell’IRPEF, delle addizionali e dell’IRAP per i contribuenti che adottano il regime forfetario è ridotta dal 15% al 5%. Questa agevolazione per le Start-Up in regime forfetario è utilizzabile limitatamente ai primi 5 periodi d’imposta in cui è esercitata l’attività. Questo sia che si tratti di avvio di una nuova impresa, oppure di nuova attività artistica o professionale. In particolare, è previsto che per il periodo d’imposta in cui è iniziata l’attività e per i 4 successivi, l’imposta sostitutiva è pari al 5%, a condizione che:

  • Il contribuente non abbia esercitato, nei tre anni precedenti l’inizio dell’attività, un’attività artistica, professionale o d’impresa. Anche in forma associata o familiare;
  • L’attività da esercitare non costituisca in nessun modo mera prosecuzione di altra attività precedentemente svolta sotto forma di lavoro dipendente o autonomo. Escluso il caso in cui l’attività precedentemente svolta consista nel periodo di pratica obbligatoria ai fini dell’esercizio di arti o professioni;

Qualora venga proseguita un’attività svolta in precedenza da un altro soggetto, l’ammontare dei relativi ricavi e compensi, realizzati nel periodo d’imposta precedente a quello di riconoscimento del predetto beneficio, non sia superiore ai limiti che consentono l’accesso al regime forfetario.

Il reddito determinato secondo i criteri del regime è rilevante, assieme al reddito complessivo IRPEF, ai fini delle detrazioni per carichi di famiglia. Detrazioni di cui all’articolo 12, comma 2, del DPR n. 917/86.

Le agevolazioni contributive

L’applicazione del regime permette anche l’ottenimento di un’agevolazione contributiva. Si tratta di un’agevolazione valida esclusivamente per i soggetti tenuti all’iscrizione alla gestione Ivs Artigiani e Commercianti Inps. In particolare, i soggetti beneficiari sono esclusivamente le ditte individuali che esercitano attività commerciale. Quindi, i professionisti, di qualsiasi genere, ne sono esclusi.

“Il reddito forfettario determinato ai sensi dei precedenti commi costituisce base imponibile ai sensi dell’articolo 1 della legge 2 agosto 1990, n. 233. Su tale reddito si applica la contribuzione dovuta ai fini previdenziali, ridotta del 35%. Si applica, per l’accredito della contribuzione, la disposizione di cui all’articolo 2, comma 29, della legge 8 agosto 1995, n. 335”.

L’agevolazione contributiva consiste in una riduzione del 35% dei contributi previdenziali dovuti annualmente.

Al fine di fruire dell’agevolazione contributiva è necessario effettuare una specifica comunicazione telematica:

  • I soggetti che intraprendono l’esercizio di una nuova attività aderendo al regime agevolato dovranno presentare la domanda in via telematica. Tramite il cassetto previdenziale artigiani commercianti tempestivamente dalla data di ricezione della delibera di avvenuta iscrizione alla Gestione Inps;
  • I soggetti già in attività la dovranno presentare, a pena di decadenza, entro il 28 febbraio di ciascun anno la domanda tramite il cassetto previdenziale artigiani commercianti disponibile sul sito dell’Inps.

Nel caso in cui la dichiarazione sia presentata oltre il termine stabilito, l’accesso al regime contributivo agevolato potrà avvenire a decorrere dall’anno successivo, presentando nuovamente la dichiarazione stessa entro il termine stabilito, ferma restando la permanenza delle condizioni di accesso al regime.

Semplificazioni contabili e fiscali del regime

L’utilizzo di questo regime di vantaggio prevede l’applicazione di una serie di semplificazioni contabili e fiscali che, di seguito andiamo ad approfondire:

  • Esclusione dall’applicazione dell’Iva

Le operazioni effettuate dai contribuenti che applicano il regime forfettario sono escluse dal campo di applicazione dell’Iva (c.d. operazioni fuori campo Iva). Tuttavia, occorre prestare attenzione al fatto che l’erronea applicazione dell’Iva può portare alla presunzione di applicazione del regime ordinario.

Vi sono, tuttavia aspetti derogatori a questo principio generale, come nel caso delle operazioni in reverse charge. Infatti, il forfettario che effettua acquisti intracomunitari deve:

  • Iscriversi al Vies al fine di ottenere l’abilitazione all’effettuazione delle operazioni intracomunitarie;
  • Integrare la fattura (con indicazione dell’aliquota e dell’imposta);
  • Versare l’imposta entro il giorno 16 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione;
  • Procedere alla presentazione degli elenchi intrastat.

Deve essere tenuta presente la deroga che riguarda i soggetti che effettuano acquisti di beni intracomunitari per un importo, nell’anno precedente, inferiore a 10.000 euro. In questo caso l’Iva è assolta nello Stato del cedente e pertanto, il cessionario non deve porre in essere alcun adempimento ex art. 38, co. 5, lett. c) D.L. n. 331/93.

“Non costituiscono, pertanto, acquisti intracomunitari gli acquisti di beni, diversi dai mezzi di trasporto nuovi e da quelli soggetti ad accisa, effettuati da soggetti per i quali l’imposta è totalmente indetraibile (articolo 19, comma 2, D.P.R. 633/1972) se l’ammontare complessivo degli acquisti intracomunitari effettuati nell’anno solare precedente, non ha superato 10.000 euro e fino a quando, nell’anno in corso, tale limite non è superato. L’ammontare complessivo degli acquisti è assunto al netto dell’Iva“

  • Esonero dall’esterometro

I contribuenti che applicano il regime forfettario sono esonerati dall’obbligo di comunicazione trimestrale delle operazioni effettuate da e verso soggetti non residenti. Inoltre, l’emissione della fattura elettronica in ogni caso assolve questo tipo di comunicazione.

 

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